Antonietta Mino come Oscar Pistorius: la dottoressa padovana antidoping, «Il doping esiste anche tra gli atleti disabili»Versione stampabile


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Antonietta Mino come Oscar Pistorius: la dottoressa padovana antidoping, si è fatta due olimpiadi nel giro di appena un paio di mesi. È stato l'unico medico veneto a partecipare al doppio appuntamento di Londra. «In passato ho già svolto l'incarico di ufficiale antidoping ai Mondiali di scherma per atleti con disabilità, ma questa è la mia prima volta alle paralimpiadi». Quella lieve ansia che fa rizzare le antenne. «Ero molto più concentrata affinché tutto andasse per il meglio: non volevo fare errori, questi atleti hanno già a che fare con tante difficoltà nella vita quotidiana». E il riferimento, appena accennato, non è tanto agli impedimenti nella produzione del campione per le analisi, bensì a tutto quello che può accadere dal termine della gara... «Le procedure di produzione dei campioni possono essere diverse: a seconda della disabilità: l'atleta può chiedere l'aiuto di una persona di fiducia (diversa quindi da noi ufficiali), esattamente come avviene in gara (si pensi, ad esempio, agli ipovedenti, che si affidano a una guida per compiere correttamente il percorso). Gli atleti cateterizzati hanno i loro dispositivi e arrivano già attrezzati». Accennava ad altri problemi che non c'entrano con la disabilità dell'atleta. «Sì, la questione è più ampia e delicata, e riguarda la classificazione di ogni atleta medagliato. Accade che al termine delle gare ci siano sempre un sacco di ricorsi da parte di chi ritiene di aver ingiustamente perso il podio, sull'appartenenza alle varie categorie. Se accettati, la classifica può essere stravolta». Quali le ricadute sui controlli antidoping? «Dalla conclusione della gara, la premiazione e le operazioni antidoping si svolgono in tempi molto brevi, pertanto può succedere che si ottengano i campioni dei medagliati che potrebbero poi scivolare in classifica». Con il rischio di non testare i medagliati reali? «No, questo non succede, perché i non medagliati che presentano ricorso, si presentano ugualmente all'antidoping per la produzione del campione. Il medagliato, anche se a posteriori, deve obbligatoriamente sottoporsi ai controlli». Ma esiste il doping tra i disabili? «Sì, esiste, e aggiungo purtroppo, perché la mia visione dell'atleta paralimpico è molto romantica. Nonostante tutto, c'è anche qui chi cerca di vincere comunque e in qualsiasi modo». Quali le sostanze più usate? «Sono sempre le stesse, i prodotti dell'ingegneria genetica: epo, steroidi e anabolizzanti, Gh. Tutti creati in laboratorio». Antonietta Mino vive a Selvazzano, è medico di medicina generale a Rubano, oltre ad essere ufficiale di controllo antidoping. Ex pallavolista, (ha giocato fino alla serie C), da qualche anno si dedica al tennis.

fonte Il mattino di Padova di Cristina Chinello



16/10/2012

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